Il benessere tutt’intorno a te! Magazine e Newsletter

 

Cooperativa Campo

Da più di quarant’anni produciamo e commercializziamo alimenti biologici; da sempre cerchiamo di farlo con crescente attenzione. Oggi, sentiamo il bisogno di farvi conoscere la nostra filosofia, le nostre idee guida, i nostri principi, ancor prima dei prodotti stessi.

Presentazione

“Campo” nasce in provincia di Pesaro nel 1978.

In quegli anni, nell’area vasta che comprende il crocevia tra Marche, Umbria, Toscana e Romagna, mentre nasce Campo, iniziano la loro attività anche Alce Nero, Aboca, La Terra e il Cielo. Negli anni a seguire nasce anche Prometeo e Terra Bio.
Ci accomuna il crocevia, la nascita nel secolo scorso, la voglia di cambiamento.
Noi C.A.M.P.O., nonostante il nostro acronimo (Cooperativa Agricola Montana Piante Officinali), quasi subito lasciamo l’interno montano – Sassocorvaro – e abbandoniamo le piante officinali, per occuparci di cibo.

Primi passi

A fine anni Sessanta i contadini più sensibili all’innovazione portarono la chimica nei campi pensando di dare così un futuro alle terre e ai paesi. Negli anni Settanta gli stessi contadini si resero conto che “chimica” in campagna significava veleni nei campi e da allora cominciarono a adoperarsi per creare alternative.
Il primo grano biologico venne venduto al Consorzio Agrario né più né meno come l’altro grano, perché allora non c’era un mercato delle granaglie biologiche (del resto non c’era neppure un regolamento condiviso che permettesse di definire cosa fosse biologico).
Per questo, poco dopo, si decise di far macinare il grano nel mulino a pietra del paese di Isola del Piano e ci si rivolse al pastificio Falasconi di Fermignano (PU) per fare la pasta.
Nacque così il nostro marchio commerciale Campo, necessario per vendere un prodotto finito ai primi clienti: gli appassionati di macrobiotica.
In quel tempo nacquero più o meno insieme, qualcuno prima, qualcuno poco dopo, anche i marchi commerciali delle altre cooperative.

Cugini diversi

Nonostante tante affinità e una vicinanza territoriale straordinaria, dopo i primi passi ciascuna cooperativa scelse strade molto diverse.
Per noi la scelta naturale fu produrre cibo di base, alimenti d’uso quotidiano, per un biologico dai costi comprensibili.
Erano anni in cui chi si occupava di cibo biologico puntava solo sulla nicchia della nicchia: prodotti da sacrificio, costosi, talmente integrali che “raschiavano in gola”.

Strade diverse

In quegli anni, la Campo, scegliendo di puntare sui prodotti di base ed assumendo un atteggiamento più realistico che ideologico, finì ai margini del movimento. La nostra ricerca ci portò a proporre, oltre alla pasta e all’olio, anche i pomodori in lattina ed in seguito i fagioli.

Nel 1983 proponemmo, crediamo per primi al mondo, un pelato biologico in lattina.

Si trattava di una idea semplice grazie alla quale però si poteva comporre il primo piatto di pasta al sugo in versione biologica, insomma, grazie a noi, il piatto base dell’alimentazione italiana poteva essere completamente biologico ed accessibile a chiunque.
In quell’occasione il primo pomodoro biologico lo coltivammo dove ora abbiamo la sede operativa e fu trasformato dall’industria conserviera SCAC di Marotta di Senigallia (AN).

Basso profilo

Il basso profilo ha sempre accompagnato il nostro lavoro. Nel 1994 abbiamo cominciato ad esportare; oggi fatturiamo poco più di 4,5 milioni di cui oltre il 90% è destinato all’estero. I nostri prodotti vengono venduti in tutta Europa, in Australia, Dubai e anche altrove; il primo mercato è la Germania, il cliente più grande è francese.
Siamo consapevoli del fatto che i consumatori si aspettano da noi non solo alimenti privi di tracce di veleni, ma anche contributi e suggerimenti per far sì che il trasferimento nello spazio (da campagna a città) e nel tempo (dal momento del raccolto al momento del consumo) avvenga nel migliore dei modi, sia dal punto di vista della sostenibilità e del contenimento degli sprechi, sia dal punto di vista della salvaguardia delle qualità e delle caratteristiche organolettiche e nutrizionali.
Con nessun clamore proviamo a farci riconoscere come capaci di trovare risposte.

Sapersi evolvere

Siamo collettori di prodotti e connettori di soluzioni.

Nostro primo obiettivo è fornire prodotti biologici di base fatti bene e al giusto prezzo.

Prodotti essenziali, mono ingrediente, trasformati senza “strane” manipolazioni in impianti di adeguate dimensioni, espressione della storia e della cultura alimentare italiana, prodotti da aziende che hanno valori in sintonia coi nostri.
I fagioli in lattina sono semplicemente fagioli bolliti, i pomodori pelati in lattina sono semplicemente spellati grazie a un getto di vapore, la pasta di base è semplicemente semola impastata con acqua; non c’è niente di più essenziale: materia prima biologica, lavorazioni ridotte al minimo indispensabile, valori condivisi. In questo siamo “collettori di prodotti”, perché rendiamo possibile l’accesso, anche per piccoli numeri, a produzioni che per avere costi industriali corretti necessitano di volumi importanti e che, per assicurare qualità nel prodotto e nelle relazioni, necessitano di venir riconosciute tra le tante possibili.

Nostro secondo obiettivo è aiutare i clienti ad evolversi, offrendo loro prodotti che siano d’aiuto concreto e d’apertura verso il cambiamento.

I nostri nuovi prodotti, in diverso modo collegati al nutrimento (mondo degli alimenti) e all’intrattenimento (mondo bar, hotel e ristorazione), nascono dalla capacità di ascoltare i clienti e comprendere le loro necessità, sappiamo come fare “manutenzione dei clienti” e come “battere il marciapiede” per portare a casa indicazioni che ci permettano di proporre soluzioni a problemi non ancor risolti.
Siamo “connettori di soluzioni” grazie alla nostra capacità di proporre e praticare quotidianamente quello che in sintesi chiamiamo “concetto di impresa in evoluzione” ed è questa la nostra chiave d’accesso al futuro prossimo.

Ripensare l’impresa

I cambiamenti in corso vanno ben oltre le nuove tecnologie a disposizione e impongono alle imprese di ripensarsi a partire dal loro senso più profondo e dalle loro ragioni di esistere.

Il concetto di sostenibile, la necessità di contenere gli sprechi, la relazione con l’ambiente, il bisogno di cibo sano, l’obbligo di spostare l’attenzione sulla sostanza dei prodotti, sta favorendo il sorgere e l’emergere di nuove imprese più in sintonia con i nuovi valori e sta emarginando prodotti e idee ormai prive di qualsiasi significato.

Ad esempio, rimanendo nel mondo alimentare: non è più il tempo del cibo spazzatura, perché, se sino a ieri quel cibo poteva sembrare solo un gioco, oggi comincia a venir riconosciuto come un crimine contro l’umanità. Cambiare, per le imprese, vuol dire ripensare il modo di relazionarsi con i soldi, con l’ambiente, con le istituzioni, con i fornitori, con i concorrenti, con i clienti, quindi anche con i consumatori dei propri prodotti.

Comunità d’intenti

Nel corso degli anni si è parlato di consumerismo: “termine che – in contrapposizione a consumismo – indica la tendenza dei consumatori a organizzarsi in associazioni che si pongono come controparte nei confronti dei produttori per meglio difendersi dalla pubblicità indiscriminata e per esercitare un pubblico controllo sulla qualità e sui prezzi dei prodotti” (da Enciclopedia Treccani).

Poi si è parlato di consum-attori: “ovvero non una massa indistinta che segue cieca l’onda della propaganda pubblicitaria, ma attori volitivi, soggetti desideranti le cui voluttà i tecnici della comunicazione pubblicitaria cercano di decifrare e di assecondare” (di Alain Touraine).

Nel tempo si è usato il concetto di filiera, mettendo tutti quelli che stanno dalla parte del produrre e distribuire contro quelli che consumano. In pratica, ancora oggi il rapporto città campagna è raccontato da molti: “gli uni contro gli altri”.  

Finalmente, presto si parlerà di imprese intese come “comunità di intenti” in cui le indicazioni di principio riguardanti, ad esempio, le linee d’azione in campo alimentare, saranno espressione di comunità d’intenti tra coltivatori, trasformatori, distributori e consumatori, non più gli uni contro gli altri, perché siamo, molto banalmente, tutti sulla stessa astronave, che gestita gli uni contro gli altri non può bastare, anzi, già non basta più da tempo.

Saper leggere nei crocevia

Dal più piccolo al più grande dobbiamo imparare a leggere la realtà in movimento, è un modo del tutto diverso da quanto fatto sino ad ora, in tanti ci ricordiamo di quando a casa suggerivano di fare studi sicuri per trovare lavoro e cinque anni dopo quel lavoro non esisteva più!

Ricordate il futuro inteso come un presente che si ripete all’infinito, di generazione in generazione, e mai una generazione ha visto le stesse cose della precedente?

Nei crocevia delle città (e ancor più nei crocevia di certe metropoli) la realtà è sempre in movimento ed è lì che troviamo il luogo d’espressione delle tendenze; è lì che si incrociano le persone e le nuove intuizioni cominciano a prender forma, i nuovi gusti cominciano a distinguersi e i desideri si manifestano.
Poi spetta a noi, nei laboratori e nelle imprese, disegnare le nuove traiettorie, formulare risposte e tradurre in intenti, in progetti ed infine in prodotti, ciò che emerge nei crocevia.

Stare concentrati

Le imprese “attente” sanno riconoscere gli incroci, le piazze, le città e le nazioni che prima di altre possono dare indicazioni; e sanno dotarsi di interpreti capaci di leggere prima di altri ciò che sta per accadere.

Le imprese “in gamba” sanno vedere le cose con quel giusto anticipo che serve per avere il tempo di progettare, mettere a punto e realizzare un prodotto capace di arrivare sul mercato nel momento giusto.

Le imprese “extra” sanno ascoltare e sanno riconoscere agli artisti la capacità d’avere quei colpi di luce e d’ingegno, quelle visioni che anticipano ciò che sarà, ancor prima di quel che possono indicare i crocevia.

Facile è sapere che tutto questo già succede da tempo nel campo della moda, meno immediato è immaginare che anche il mondo del cibo si muove, seppur in modo meno evidente ed esplosivo.

Di conseguenza per le aziende alimentari l’attrezzarsi è altrettanto necessario, anche se meno appariscente ed in certi casi meno gratificante.

In risposta ai cambiamenti dei gusti e dei bisogni di alcuni consumatori si mettono in moto piccoli movimenti di mercato che impiegano anni prima di farsi evidenti. Noi vogliamo far sapere, a tutte le persone che usano i nostri prodotti, che potranno contare su di noi anche domani per i futuri gusti e per le nuove necessità di consumo.

Più sapere ai sapori

In sintesi, invitiamo ad intraprendere un percorso di condivisione e conoscenza, che va dall’origine dei prodotti alle problematiche riguardanti la produzione, dalle soluzioni d’impresa che rendono possibili tante meraviglie, al farsi partner di un progetto che riguarda gli alimenti d’uso quotidiano e l’evoluzione dei propri gusti e delle necessità di consumo.

Noi vi portiamo a condividere un percorso che è un’emozione da vivere insieme, che prova a dare al cibo il compito di aggiungere più sapere ai sapori, a voi chiediamo di farci sapere più cose di voi.

testo di Lorenzo Massone, presidente del Consiglio di Amministrazione della Cooperativa Campo


Cooperativa Campo

Web: www.coopcampo.it

Tel. +39 0721 740559

Email: info@coopcampo.it

Referente: Raffaello Bonora

Pagina Facebook

Profilo Instagram

Next Post

Seminario: Giochiamo con i nostri ricordi

Gio Set 18 , 2025
Raccontarci per prenderci cura di noi, giocare con i nostri ricordi, divertirci. Un viaggio magico e profondo che dà valore e significato al racconto della nostra vita. Ripercorrere la storia di ciascuno di noi, guardare le nostre esperienze, le conquiste, i desideri da una prospettiva nuova, mettendo in gioco la
Seminario: Giochiamo con i nostri ricordi

Ti può interessare anche...

seers cmp badge