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Miele contraffatto: cos’è il bad honey e come evitarlo

Il miele contraffatto sapresti riconoscerlo?
All’apparenza è identico a quello genuino: stesso colore, stessa consistenza, stesso profumo. Ma dentro è tutta un’altra storia.
Il bad honey è un problema reale e in crescita, che danneggia i consumatori, gli apicoltori onesti e la qualità di uno degli alimenti più preziosi che abbiamo. In questo articolo scoprirai:

  • Cos’è davvero il bad honey
  • Perché è diventato un problema globale
  • Come imparare a riconoscere il miele autentico

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Il miele: terzo alimento più contraffatto al mondo

Così come l’olio d’oliva, i latticini, il vino, ecc…anche il nostro amatissimo miele è uno degli alimenti più adulterati al mondo. Purtroppo, è per sua natura un prodotto facilmente manipolabile con additivi a base di zucchero, tipo sciroppi di mais, barbabietola o riso.

Secondo una ricerca universitaria londinese del 2018, il miele è il terzo alimento più adulterato a livello globale.

In Europa, l’operazione From the Hives condotta dalla Commissione Europea nel 2022, ha rivelato che il 46% del miele importato in Europa (soprattutto da Cina e Turchia) è adulterato.

Da noi le cose non vanno meglio: nel 2023 e 2024, per esempio, il mercato italiano ha subìto una vera e propria invasione di miele adulterato proveniente da paesi come Cina, Vietnam, Romania e Ungheria.

Nonostante il carico di miele irregolare fosse stato sequestrato dalla GDF, Coldiretti denuncia che tuttora questa concorrenza sleale stia danneggiando gravemente gli apicoltori italiani e mantiene alta l’allerta sul rischio frodi.

⚠️Cos’è una frode alimentare? Si verifica quando un alimento viene modificato intenzionalmente per ingannare il consumatore, compromettendone autenticità, qualità o origine.

Una frode dalle radici orientali

Una delle maggiori truffe legate al commercio di miele risale al 2008 con la honeygate: il governo cinese fu indagato per esportazione di miele illegale negli USA.

La Cina esportava miele contraffatto a basso costo, riuscendo a eludere i controlli di laboratorio statunitensi. Si trattava di miele ultrafiltrato, privato del polline e addizionato con sciroppi e addirittura antibiotici.😱

Gli USA, per contrastare l’importazione di miele cinese a basso costo e sospettato di adulterazione, introdusse dazi aggiuntivi. Il traffico però non si è fermato: il miele contraffatto ha continuato a entrare passando da Paesi terzi come Vietnam, India e Malesia, per poi rientrare nel mercato USA. Insomma, un traffico di merce falsa che usciva dalla porta e rientrava dalla finestra.

Il paradosso è che gli Stati Uniti sono anche tra i 10 maggiori produttori di miele al mondo.

Una banca dati per le truffe alimentari

Sulla scia della grande truffa cinese, l‘IFT americano (Istituto delle Tecnologie Alimentari) ha pubblicato nel 2012 una banca dati molto interessante e utile, che elenca i 25 cibi più soggetti ad adulterazione e il tipo di frode associata ad ognuno.

Lo scopo è chiaro: documentare le frodi alimentari e i metodi per smascherarle, con l’obiettivo di spingere i governi internazionali ad agire.

Miele artigianale versus miele industriale: trova le differenze

Il miele sembra un alimento semplice, ma la lavorazione artigianale e quella industriale sono profondamente diverse.

  • L‘apicoltore artigianale tende a prendersi più cura delle proprie colonie e di conseguenza dei prodotti apistici che ne ricava, rispetto ai concorrenti commerciali.

Il motivo è semplice: ha scelto di gestire in prima persona i suoi apiari e ne conosce bene vizi (costi e fatica) e virtù (i prodotti dell’alveare e i ricavi). Spesso questa attività è la sua unica fonte di reddito e non può permettersi scorciatoie o errori. L’apicoltore artigianale punta a un miele genuino. Filtrarlo o riscaldarlo lo snatura e alla lunga, può far perdere la fiducia nei clienti.

  • La lavorazione industriale ha obiettivi diversi: produrre in grandi quantità per la vendita su larga scala, spesso a scapito della qualità naturale del miele. Il miele viene raccolto da lotti diversifiltrato eliminando polline e propoli, riscaldato per allungarne la conservazione e mescolato per uniformare colore e gusto. Il risultato è un prodotto duraturo e uniforme, ma povero di molti elementi naturali e salutari presenti nel miele artigianale.

Come viene contraffatto il miele: tecniche e pratiche scorrette

Alimentazione impropria della colonia

Alcuni apicoltori scorretti nutrono le api con alimenti artificiali durante la fase di produzione del miele destinato alla vendita, con l’obiettivo di aumentare le rese in tempi più rapidi. Usano preparati zuccherini come saccarosio liquido, sciroppi di fruttosio o miscele industriali extra-dolci.

Questa pratica altera la composizione del miele, rendendolo più dolce e povero di proprietà benefiche. Inoltre, alcuni zuccheri artificiali sono difficili da individuare in laboratorio.

Cattiva gestione dell’alveare: un danno per api e miele

Le api vivono e lavorano sulla cera, ricoprendo col loro miele proprio i telai cerati.

Col tempo, i telaini scuriscono e la cera accumula residui di pesticidi e altre sostanze, compromettendo l’igiene dell’alveare e la qualità del miele.

La cera d’api con più di 2–3 anni è considerata troppo vecchia: per questo un apicoltore responsabile sostituisce ogni anno una parte dei telaini, ruotandoli gradualmente. Questa pratica garantisce un ambiente più sano per le api e un miele più pulito e autentico.

Estrazione imperfetta del miele: gli errori dell’uomo e le loro conseguenze

Una volta verificato il buono stato dei telai, si passa alla raccolta del miele rimuovendolo dal favo. Questa fase delicata prevede l’uso del fumogeno per allontanare le api, ma un impiego eccessivo dell’affumicatore – spesso dovuto a inesperienza o paura delle punture – può compromettere seriamente il raccolto.

Il fumo, infatti, può depositarsi sui telaini e contaminare il miele, che insieme alla cera è altamente poroso e assorbe facilmente odori e sostanze presenti nell’ambiente. Il risultato è un miele alterato, con sentori di brace o cenere, quindi di scarsa qualità.

Un’affumicatura più energica è tipica soprattutto dei paesi africani, dove si allevano le api mellifere africanizzate, notoriamente più battagliere delle specie europee.

Estrazione imperfetta del miele: gli errori dell’uomo e le loro conseguenze

Una volta verificato il buono stato dei telai, si passa alla raccolta del miele rimuovendolo dal favo. Questa fase delicata prevede l’uso del fumogeno per allontanare le api, ma un impiego eccessivo dell’affumicatore – spesso dovuto a inesperienza o paura delle punture – può compromettere seriamente il raccolto.

Il fumo, infatti, può depositarsi sui telaini e contaminare il miele, che insieme alla cera è altamente poroso e assorbe facilmente odori e sostanze presenti nell’ambiente. Il risultato è un miele alterato, con sentori di brace o cenere, quindi di scarsa qualità.

Un’affumicatura più energica è tipica soprattutto dei paesi africani, dove si allevano le api mellifere africanizzate, notoriamente più battagliere delle specie europee.

Anche una gestione scorretta dei trattamenti antiparassitari può danneggiare il miele.

Alcuni prodotti utilizzati contro la Varroa, a base di oli essenziali come timo, eucalipto, mentolo o canfora, se impiegati in modo improprio possono contaminare il miele, rendendolo potenzialmente dannoso per la salute.

Smielatura precoceun errore che si paga caro

Ogni cosa a suo tempo. Anche per estrarre il miele si segue questa regola.

Il miele che depositano le api nelle celle aperte (non ricoperte di cera), può essere estratto solo se sano, quindi maturo. E se non si rispettano i tempi di maturazione, si rischia di alterare le caratteristiche del miele.

Qual è Il momento giusto per smielare?

Per saperlo con precisione, l’apicoltore deve controllare ogni 2-3 settimane i telai dei suoi alveari. Quando saranno tutti sigillati e ricoperti almeno dell’80% di miele, allora si potrà procedere alla raccolta.

Per essere più sicuro userà un trucco: capovolge il telaio con le celle rivolte verso il terreno e lo agita delicatamente. Se il miele fuoriesce dalle celle, significa che contiene ancora troppa acqua, per cui non è abbastanza maturo per essere estratto.

Il nettare floreale può infatti contenere dal 30% al 90% di acqua, la parte restante è solida.

Le api provvedono a ridurre l’umidità del nettare fino al 17-18%, riducendolo a una sostanza zuccherina supersatura che funge da barriera contro batteri, funghi e altri microrganismi che tentano di introdurvisi.

Bisogna quindi dare il tempo alle nostre amiche di completare il loro lavoro, perché è proprio questa trasformazione che preserva il miele e ne permette la conservazione al riparo da agenti patogeni.

Al contrario, quando il miele contiene anche solo il 20% d’umidità, non solo perde le sue difese naturali, ma si riduce a uno sciroppo acquoso che se si prova ad imbottigliare, rischia di fermentare* e inacidirsi.

Un apicoltore virtuoso, attento al proprio benessere e a quello altrui, difficilmente sarebbe così imprudente.

*Fermentazione: quando il miele contiene troppa acqua o viene raccolto troppo presto, può iniziare a produrre piccole bollicine e avere un sapore acidulo. È il segnale che il miele non è completamente maturo o è stato conservato in modo non ottimale.

La grande distribuzione, invece, aggira il problema della troppa umidità del miele tramite le essiccatrici: macchine che deumidificano il miele riducendone il contenuto d’acqua fino al 17%. Si sostituiscono tecnicamente al lavoro delle api, ma con un risultato del tutto artificiale.

Sempre allo stesso scopo, le industrie usano la tattica di aggiungere zucchero semolato al miele, per assorbirne l’umidità in eccesso.

Ancora una volta, otterremmo una sostanza snaturata oltre che stucchevolmente dolce che non possiamo chiamare “miele”. Perché si sta maltrattando un prodotto incompleto, rimosso dall’alveare prima che le api lo trasformino naturalmente in miele finito.

Trattamenti termiciquando il miele perde qualità (e proprietà)

Nei vari step della catena produttiva industriale, il miele può essere riscaldato, per renderlo più fluido e quindi più accattivante per la vendita. Anche in questo caso parliamo di miele taroccato.

Secondo un’indagine dell’Associazione Una.Api, sembra che il consumatore medio preferisca un miele dall’aspetto liquido e pulito.

Peccato che la pastorizzazione, cioè riscaldare il miele ad alte temperature è una pratica scorretta, perché ne altera le proprietà benefiche.

Siamo di fronte in questo caso a un prodotto snaturato, che finisce sugli scaffali dei grandi supermercati, magari accanto a mieli locali più genuini ma meno belli da vedere.

In effetti, il polline e la cera presenti nel miele grezzo favoriscono il processo di granulazione rendendo il miele torbido. Più genuino, ma poco allettante per questo tipo di consumatore.

Ancora una volta, l’approccio artigianale è ben diverso dalla fredda attività industriale e in questo caso la differenza la fa il fattore tempo.

Il miele è un elemento naturalmente viscoso che tende a cristallizzare e non è lavorabile se trascorre molto tempo dalla sua estrazione.

Infatti l’apicoltore nostrano lo maneggia subito dopo averlo rimosso dall’alveare, conservando la temperatura a cui le api l’hanno mantenuto, cioè 25-30°.

Non a caso, l’estrazione si esegue quasi sempre durante l’estate.

Al contrario, la grande distribuzione può impiegare dei mesi a immettere quel miele sul mercato, durante i quali subirà temperature elevate. Questo perché un miele che tende a cristallizzare è più difficile da lavorare a freddo e, come detto, non risponderebbe alle preferenze del mercato.

In pratica, se sullo scaffale del supermercato trovi il miele d’erica o il miele di tarassaco allo stato liquido, sei di fronte a 2 esempi di miele contraffatto.

Essendo 2 varietà di miele che cristallizzano molto rapidamente, in questo caso l’applicazione di eccessivo calore modifica le loro naturali caratteristiche fisiche.

barattoli di miele-bad honey

Tagliol’aggiunta nascosta che rovina il miele

Ecco una delle tecniche fraudolente più comuni usate nel grande circuito commerciale del miele: il taglio. Significa contraffare il miele attraverso l’uso di additivi zuccherini.

Il miele è un dolcificante costoso e questo induce la produzione industriale ad impiegare delle aggiunte per aumentarne la quantità e immetterlo nella grande distribuzione.

Come ho già detto in precedenza, certe aziende alimentari integrano lo zucchero semolato al miele per correggerne delle imperfezioni.

Per pochi centesimi al chilo, lo zucchero riesce a mascherare il sapore di un prodotto sgradevole o deteriorato. Nello stesso tempo, aumenta il volume originale del miele.

Con la stessa minima spesa, anche lo sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio può essere addizionato al miele puro in fase di lavorazione. Allo stesso modo del destrosio, maltosio, lattosio, e sciroppi di glucosio.

Persino l’acqua può essere aggiunta per trasformare un miele disidratato, rendendolo un prodotto alterato, ma ideale perché senza costi extra per il venditore.

A livello di laboratorio, invece, esistono attrezzature sofisticate chiamate spettometri di massa. Questi strumenti riescono a rilevare la presenza di eventuali sostanze zuccherine contenute in un campione di miele. Ma purtroppo, si tratta di strumenti costosi presenti solo in centri estremamente specializzati.

Miscelazione: un cocktail di mieli di scarsa qualità

La qualità del miele si può alterare anche mescolando più tipi di miele tra loro.

Le multinazionali che comprano il miele dagli apicoltori e dagli importatori, hanno generalmente un grosso pacchetto-clienti: dai ristoranti di fascia alta, ai negozi di alimentari, alle grandi pasticcerie ed industrie cosmetiche.

Per soddisfare una richiesta di mercato sempre maggiore rispetto all’offerta, le macchine industriali fondono diversi tipi di miele ed etichettano il prodotto finale come un anonimo “Millefiori” o, come succede oltreoceano, un “Trifoglio”.

In alcuni paesi, per esempio, il miele di soia è spesso mescolato con altre varietà perché è poco costoso, incolore e quasi insapore. Sempre di miele contraffatto si tratta.

Se ti capita di visitare un’azienda estera che lavora grandi quantità di miele, puoi facilmente trovare nello stesso container un 20% di miele di soia aggiunto al miele di trifoglio.

Considerando che il miele di trifoglio ha sapore e colore distinti, l’aggiunta del miele di soia non modifica le caratteristiche del prodotto finale.

Miscelare mieli provenienti da piante molto diverse o addirittura da nazioni diverse, è più comune di quanto si possa pensare e paradossalmente, alla fine il nostro vasetto contiene comunque miele al 100%.

Ma attenzione: sebbene sia legale miscelare diverse varietà di miele, diventa una tecnica fuorilegge se questa informazione non è riportata sull’etichetta.

Soprattutto se il vasetto di miele contiene un mix di varietà nazionali ed estere.

Ricordiamoci che quando la mano dell’uomo mescola in maniera sconsiderata mieli provenienti da paesi stranieri e da specie floreali diverse, il risultato è un pasticcio confuso di sapori.

In natura, le api di uno stesso territorio, per esempio l’Italia, non potrebbero mai mescolare nettari provenienti da flora autoctona africana o neozelandese. L’origine geografica e le condizioni climatiche sono troppo distanti tra loro, in tutti i sensi!

Questo perché non tutte le piante mellifere fioriscono nello stesso periodo dell’anno o addirittura nella stessa regione.

Lasciare che la natura segua il suo corso senza interferire, è l’unico modo per ringraziarla dei suoi doni.

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