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13 Giugno 2024

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La calce: alla riscoperta di un antico materiale da costruzione

Per millenni l’uomo ha costruito con la calce, creando bellissime opere che sono giunte fino a noi intatte.

I Romani utilizzavano il grassello di calce come legante per malte da muratura, intonaci e opere di finitura. A dimostrazione della longevità di questo materiale, in numerose città storiche si possono ancora ammirare famose opere come il molo di Caligola, il Colosseo ed i numerosi acquedotti romani.

Derivata dalla cottura della marna, roccia composta principalmente da carbonato di calcio e argilla, la calce è un legante dai mille usi in edilizia: dai pavimenti, agli intonaci, alle tinteggiature.

Si tratta di un materiale unico; per capirne il perché dobbiamo brevemente descrivere il suo ciclo di produzione. Una volta estratta la pietra calcarea, questa viene cotta a temperature inferiori ai 1000° per trasformarla in calce viva. La calce viva, a sua volta, messa a contatto con acqua reagisce con un forte sviluppo di calore e si trasforma in una pasta chiamata calce spenta. A questo punto può essere messa in opera aggiungendo inerti, in forma di malte, stucchi, pitture ecc.; inizia il processo di carbonatazione, un processo chimico che permette agli inerti di saldarsi e alla malta di acquisire resistenza alla compressione. Chimicamente, alla fine di tale processo, il materiale ha la stessa formula della pietra di partenza, ovvero CaCO3. Il ciclo della calce è quindi chiuso.

Numerose sono le proprietà di questo materiale: è traspirante, fa quindi respirare i muri della nostra casa limitando la formazione di muffe; è una sostanza basica non tossica e notoriamente antisettica e igienizzante (durante la fase di carbonatazione può riassorbire fino al 60% di CO2 emessa in fase di produzione), è elastica, e, combinata con altri aggregati, regola l’umidità consentendo un ottimo livello di comfort all’interno della nostra casa.

Per conferire alla calce proprietà idrauliche, già gli antichi romani aggiungevano aggregati come la pozzolana, il tufo oppure il “cocciopesto”, ovvero mattoni o laterizi frantumati. Ciò consentiva l’impermeabilizzazione di cisterne, acquedotti e terme ancora visibili nei siti archeologici.

L’intonaco in calce può essere utilizzato tanto all’interno quanto all’esterno.

La calce idraulica naturale viene commercializzata con la sigla NHL, da non confondere con la calce idraulica HL, che viene ottenuta con l’aggiunta di cemento Portland.

Per preparare un intonaco esterno in cocciopesto va prima di tutto preparato un rinzaffo molle composto da calce idraulica NHL, sabbia da 0 a 5 mm, cocciopesto da 0 a 3 mm, grassello di calce ed acqua; indi si stende la prima mano lanciandola con forza sul muro. Una volta che il rinzaffo “ha tirato” (ovvero facendo una pressione col dito non lascia il segno) si può stendere la seconda mano, con spessore massimo di 2 cm; si pareggia quindi la superficie intonacata e si rifinisce con il frattazzo di legno. Dopo una o due settimane si procede alla stesura dell’arriccio, realizzato con una granulometria della sabbia e del cocciopesto che varia da 0 a 3 mm. Per stenderlo, si bagnano prima i muri, poi si passano mani da 1 cm di spessore. Lo strato finale è l’intonachino, al quale si possono aggiungere ossidi o terre per dare colore.

In commercio si possono trovare molti intonaci premiscelati, pronti per esser messi in opera, ma nulla ci vieta di comporre le miscele in cantiere divertendoci e avendo cosi la certezza di utilizzare un materiale naturale.

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