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13 Luglio 2024

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Il gatto d’appartamento

Un gatto può vivere felicemente in casa? La risposta è sempre la stessa: “dipende!”.

Dipende dall’individuo, dal tipo di svezzamento che ha vissuto, dalle esperienze fatte durante la sua età evolutiva.

Esistono enormi differenze tra un gatto e l’altro, avremo così gatti che si legano fortemente all’ambiente casalingo e gatti che invece entrano ed escono di casa, magari usando una gattarola, con grande serenità e competenza, a loro agio tanto all’interno che nell’ambiente esterno.

Se l’appartamento è posto in zona iper-trafficata, sovrappopolata e, pertanto, l’idea di consentire al gatto di uscire di casa non può nemmeno essere presa in considerazione, allora è doveroso nei confronti del nostro amico gatto considerare l’alternativa di allestire degli arricchimenti ambientali all’interno dell’appartamento.

Il gatto, diversamente dal cane, vive anche in altezza: per lui è fondamentale poter raggiungere le parti più alte della casa quando è spaventato o reso diffidente da qualunque variazione nella casa, si tratti di un cambio di posto dei mobili o un ospite arrivato a farci visita.

Accogliendo in casa un gatto, spesso si dà per scontato che una fornitura costante di nutrimento e dei cuscini morbidi siano sufficiente a dare una buona vita al nostro compagno e, in ogni modo, diamo per scontato che sia lui a doversi adattare al nostro mondo e alle nostre abitudini. Così non è, ovviamente, poiché, a parità di situazione, ogni specie la interpreta in base, anche, a interpretazioni di tipo filogenetico.

Ecco allora che l’appartamento diventa un corridoio ecologico vero e proprio in cui il nostro gatto si divertirà a riprodurre agguati e schemi di caccia, a cercare nascondigli e punti di vedetta dall’alto dei quali non perdere nemmeno un dettaglio dei movimenti della casa.

Mensole distribuite lungo le pareti a creare scalette, tiragraffi posti in vari punti della casa e a vari livelli, brandine, anche queste poste in altezza, aiuteranno a spezzare la noia dovuta dei nostri appartamenti che, in generale, risultano un deserto motivazionale, mentale e fisico, per i nostri gatti.

Queste tigri in miniatura si aggirano furtive tra le mura domestiche alla ricerca di oggetti in movimento e stimoli per la loro innata e insaziabile curiosità. Non lasciamole sole, partecipiamo ai loro giochi e rifiutiamo i luoghi comuni che vogliono il gatto legato alla casa e non alla persona, traditore, infedele e antinomico rispetto al cane. I nostri gatti hanno bisogno di essere coinvolti in attività fisiche e mentali, necessitano di stimolazioni mentali: del resto, se anche noi restassimo a far niente su un divano tutto il giorno sette giorni su sette, cadremmo in depressione nel giro di poco tempo.

Se stiamo considerando l’idea di adottare un gatto, teniamo comunque a mente che un gatto relegato in appartamento e impossibilitato a uscire non potrà mai trovare appagamento completo dei suoi bisogni eto-fisiologici.

A cura di Roberto Marchesini – zooantropologia@siua.it

Roberto Marchesini (Bologna 1959) è filosofo, etologo e zooantropologo. Da oltre vent’anni conduce una ricerca interdisciplinare volta a ridefinire il ruolo degli animali non umani nella nostra società. Direttore del Centro Studi Filosofia Postumanista e della Scuola di interazione uomo-animale (Siua), è autore di oltre un centinaio di pubblicazioni nel campo della bioetica animale, delle scienze cognitive e della filosofia post-human. È’ inoltre direttore della rivista “Animal Studies”, la rivista italiana di antispecismo (Novalgos).

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