Il 19 maggio 2025 a MUG sarà presentato il Rapporto 2025 sulla sussidiarietà e lo sviluppo sostenibile. Galletti, Emil Banca: “Una rete tra pubblico e privato per aiutare lo Stato Sociale a rispondere alle sfide del futuro”.

Differenze territoriali sempre più marcate con il Sud del Paese sempre più indietro rispetto al Nord, una popolazione sempre più vecchia che ha sempre più difficoltà ad accedere ai servizi di base, compresi quelli sanitari a cui in tanti, causa le lunghe liste di attesa del servizio sanitario pubblico e gli alti costi del privato, rinunciano.
Questa la fotografia del welfare nazionale che emerge dal Rapporto 2025 sulla sussidiarietà e lo sviluppo sostenibile che sarà presentato il prossimo 19 maggio a MUG, l’hub dell’innovazione che Emil Banca ha aperto in via Emilia, a Bologna.
Un welfare che, spiega il Rapporto, sebbene ancora capace di garantire forme di protezione fondamentali, mostra chiari segnali di crisi. Servono – consiglia il Rapporto edito annualmente dalla Fondazione per la Sussidiarietà – investimenti strategici nella famiglia ma anche un cambio di paradigma, che metta sempre più al centro del sistema la sussidiarietà valorizzando il ruolo del Terzo Settore.
IL RAPPORTO
Il Rapporto 2025 (con i dati del 2023 e 2024) offre una fotografia aggiornata e dettagliata del sistema di welfare italiano, mettendo in luce importanti novità, trend in crescita e criticità ormai strutturali che condizionano l’efficacia e la sostenibilità dello Stato sociale.
Una delle novità più rilevanti emerse nel Rapporto è l’aggravarsi delle disuguaglianze tra Nord e Sud e tra aree urbane e interne. Le regioni meridionali registrano una spesa pro-capite per il welfare territoriale di appena 72 euro, la metà rispetto alla media nazionale. Simili disparità si riscontrano anche tra piccoli comuni e grandi città, compromettendo l’equità nell’accesso ai servizi essenziali.
Il 2024, con 379 mila nuovi nati, ha segnato un nuovo record negativo di natalità. La popolazione anziana è invece continuata a cresce: il rapporto stima che nel 2050 si arriverà ad un anziano ogni 3 residenti. Questo trend demografico sta già generando una crescente domanda di assistenza sociosanitaria, mentre si assiste a una progressiva erosione del ceto medio e a un aumento delle famiglie in povertà assoluta (8,5% nel 2023).
Un altro dato allarmante riguarda il numero di cittadini che rinunciano a curarsi: nel 2024 sono stati circa 4,5 milioni, per motivi economici o a causa delle lunghe liste d’attesa. Sul fronte della prima infanzia, meno del 30% dei bambini sotto i 3 anni accede ai servizi educativi, ben al di sotto della media europea.
Secondo un’indagine Ipsos, tra il 67% e l’80% degli italiani ha incontrato ostacoli nell’accesso ai servizi essenziali negli ultimi tre anni. Solo il 40% valuta positivamente i servizi per anziani e disabili, e appena il 38% ritiene adeguate le politiche di contrasto alla povertà. L’insoddisfazione cresce tra le fasce più fragili: donne sole, famiglie con disabili, e over 65.
Il Rapporto denuncia anche una governance caotica del welfare, con una molteplicità di enti pubblici e privati che operano in modo scoordinato. La spesa continua a seguire una logica storica e incrementale, senza essere realmente calibrata sui bisogni emergenti.
IL FUTURO DEL WELFARE
Tra le proposte innovative per il 2025 emerge con forza la necessità di un cambio di paradigma: passare da un approccio reattivo a uno proattivo e personalizzato, capace di leggere la multidimensionalità dei bisogni.
“Il principio di sussidiarietà si afferma come leva strategica per costruire un welfare più integrato e orientato alla persona”, è il commento di Gian Luca Galletti, presidente di Emil Banca che il 19 maggio sarà ai tavoli dei relatori per presentare il rapporto assieme al presiedete della Regione, Michele De Pascale, al sindaco di Bologna, Matteo Lepore, e il cardinale Matteo Zuppi”. “L’integrazione tra pubblico, privato e Terzo settore è fondamentale per riuscire a coprire i bisogni di cittadini e comunità – ha aggiunto Galletti – Già oggi la maggioranza degli italiani (nel rapporto è indicato il 62%, ndr) riconosce il valore aggiunto portato dal non profit nella qualità dei servizi. Costruire relazioni e reti territoriali che lavorino assieme per il bene comune, aiutando il Terzo Settore a crescere e a rispondere alle sempre più complesse sfide nel futuro, è uno dei nostri obiettivi più importanti a cui lavoriamo ogni giorno”.













