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20 Maggio 2024

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Frutta sì, ma sostenibile!

Frutta sì, ma sostenibile!

Estate, tempo di frutta! Ricca di acqua, sali minerali e vitamine, la frutta è sempre più richiesta proprio grazie ai tanti effetti benefici per la nostra salute. In Italia, nonostante le numerose varietà presenti sul nostro territorio, cresce la tendenza a consumare frutta esotica.

Ananas, papaya, maracuja, frutti della passione sono ormai un cult per i consumatori italiani, tanto che alcuni prodotti come l’avocado, il mango o il lime non sono più considerati di nicchia, ma di grande consumo! Nel 2016 gli Italiani hanno speso più di mezzo milione di euro per comprare frutta esotica, con un incremento nei consumi pari al 3,8% rispetto all’anno precedente. Ma dietro a questo aumento dei consumi, quali sono le conseguenze soprattutto da un punto di vista ambientale?

Consumare frutta esotica richiede un grande uso di fonti fossili come il petrolio.

Questo perché le zone di produzione si trovano dall’altra parte del mondo: soprattutto Sud e Centro America e Sudest asiatico. Per arrivare alle nostre tavole, questi prodotti devono quindi affrontare lunghi viaggi su mezzi che utilizzano petrolio ed emettono gas.
Si pensi, ad esempio, che un chilo di avocado messicano deve percorrere quasi 10.200 km per raggiungere l’Italia e che per ogni kg di frutta esotica trasportato si riversano in atmosfera circa 7 kg di CO2. Il trasporto quindi è certamente una delle maggiori criticità ambientali della frutta esotica, ma per garantire una maggiore durata e resistere al trasporto anche il mantenimento e la conservazione sono aspetti impattanti.

Da un lato, il mantenimento della catena del freddo dai paesi tropicali ai paesi temperati comporta importanti consumi energetici. Da un altro, l’impiego di sostanze chimiche impiegate nei diversi trattamenti artificiali a cui è sottoposta la frutta è fonte di inquinamento. Le banane, ad esempio, spesso sono raccolte acerbe e per giungere a maturazione sono poste in stanze riscaldate sature di etilene. Inoltre, prima della partenza, sono immerse in vasche contenenti antiparassitari. Spesso questi sono usati per combattere la formazione di funghi che potrebbero svilupparsi sotto la buccia durante il viaggio.

Tra le diverse sostanze vi è il tiobendazolo (noto come codice E233), un additivo derivato dal petrolio, che da anni è stato bandito in Europa, ma che è ancora utilizzato in diversi paesi extraeuropei. Questa sostanza molto nociva rimane attiva diverse settimane sulla frutta che acquistiamo, col rischio che i residui finiscano nel nostro piatto.

Un’altra fonte di impatti ambientali è dovuta ai metodi di coltura e ai prodotti chimici di sintesi utilizzati nelle coltivazioni.

La domanda sempre crescente del mercato occidentale ha portato anche a una modificazione delle tradizioni agricole locali e sempre più le coltivazioni sono basate su monocolture intensive. Purtroppo è molto raro avere informazioni precise sul tipo di coltura impiegata e certificazioni come il marchio biologico sono assai rare per la frutta esotica!

Sappiamo però che le monocolture intensive sono tra le principali cause di deforestazione, sfruttamento delle risorse e inquinamento dovuto all’utilizzo di fertilizzanti artificiali.

L’acqua è certamente una delle principali criticità che le monocolture stanno mettendo a rischio perché intacca le riserve idriche locali, già scarse in molti paesi del Sud del mondo. Un recente studio dell’Università di Twente in Olanda, stima che per la produzione di 500 g di avocado, pari a circa 2-3 frutti di medie dimensioni, l’acqua consumata è pari a circa 272 litri!

Ma se pensiamo che l’incremento del mercato della frutta esotica stia portando almeno a una crescita economica delle popolazioni locali, ci sbagliamo perché spesso la fetta di guadagno più grande non è per i produttori locali ma per i distributori, che in genere sono multinazionali del Nord del mondo.

Dobbiamo quindi essere consapevoli che mettendo sulle nostre tavole frutta di cui non conosciamo la provenienza e nemmeno il tipo di coltivazione, rischiamo di essere complici di un mercato che ha gravi conseguenze sull’ambiente e soprattutto sulle potenzialità di sviluppo di popolazioni.

Prima di consumare, informiamoci quindi e cerchiamo di orientare i nostri consumi verso prodotti che hanno sì benefici per la nostra salute ma anche per la sostenibilità ambientale, economica e sociale.

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