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28 Febbraio 2024

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Greenwashing: in arrivo la direttiva dell’UE contro l’ecologismo di facciata

Raggiunto lo scorso settembre l’accordo tra Consiglio e Parlamento europeo che tutela i diritti dei consumatori dalle pratiche commerciali sleali.

Termini e packaging ingannevoli, false etichettature, informazioni vaghe e insufficienti: queste le strategie di greenwashing messe in atto da molteplici aziende che approfittano della forte impennata del settore biologico (solo in Italia negli ultimi dieci anni se ne registra una crescita del 132%) per ottenere facili guadagni.

Secondo la proposta della direttiva Green Claims, rivista il 19 settembre 2023 e in vigore in tutti gli Stati Membri dal 2026, le autodichiarazioni come “ecologico”, “naturale”, “rispettoso dell’ambiente”, “a emissioni zero” se non sostenute da prove applicabili all’intera fase del processo produttivo, diverranno illegali.

La normativa regolamenterà anche i marchi o etichette ambientali che dovranno risultare chiari, essere verificati da enti terzi e periodicamente rivisti e aggiornati. Tali certificazioni insieme ad una sintesi di valutazione dovranno essere riportate in un documento cartaceo o consultabile tramite link o codice QR.

Altro punto fondamentale della direttiva europea riguarda le dichiarazioni relative alla compensazione delle emissioni di carbonio.

Molti dei prodotti e servizi dal claim “carbon neutral” non risultano affatto a zero impatto ambientale. Spesso le aziende anziché impegnarsi a ridurre il livello di CO2 emesso durante la catena di produzione, si limitano ad aderire a progetti di silvicoltura e/o di energia rinnovabile (talvolta non del tutto trasparenti), così da crearsi una finta reputazione “green”, vedendo crescere i loro profitti.
Presto questo non sarà più possibile: le emissioni di gas a effetto serra dovranno infatti essere distinte in riduzioni, assorbimenti e compensazioni.

Un altro aspetto su cui la nuova direttiva apporta cambiamenti, riguarda l’obsolescenza programmata in favore dell’incentivazione delle aziende ad una produzione più duratura nel tempo e al “diritto alla riparazione” spettante al consumatore. Saranno vietate dichiarazioni sulla durata, in termini di tempo o intensità di utilizzo del bene in condizioni normali, se non provate. Altri divieti riguardano l’indurre il consumatore a sostituire i materiali di consumo prima del necessario, come ad esempio le cartucce per stampanti, e ad aggiornare i software anche quando non indispensabile.

La violazione di uno o più punti della direttiva Green Claims è ritenuta pratica commerciale sleale e meritevole di sanzione corrispondente fino al 4% del fatturato annuo aziendale. Prevista anche l’esclusione temporanea per un periodo massimo di 12 mesi dalle procedure di appalto pubblico e dall’accesso agli eventuali finanziamenti pubblici disponibili, con l’obbligo di adottare le necessarie misure correttive entro 30 giorni.

«I cittadini stanno subendo le conseguenze del cambiamento climatico e vogliono essere parte della soluzione. Con il compromesso raggiunto oggi i consumatori avranno le informazioni necessarie per fare le giuste scelte ecologiche e saranno meglio tutelati dal greenwashing, dal social washing e da altre pratiche commerciali sleali. Ciò è essenziale per consentire loro di svolgere un ruolo attivo nella lotta comune per un’Europa più verde e più giusta.»

Queste le parole del Ministro del Consumo spagnolo Alberto Garzón Espinosa riportate nel comunicato stampa del Parlamento Europeo dello scorso settembre e che aprono la strada ad una concreta responsabilizzazione e consapevolezza dei cittadini europei, veri motori della rivoluzione ambientale e della transizione ecologica.

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