Scegliere in tempo o subire il clima. L’illusione dell’adattamento nell’era dei Data Center

“Bisogna saper scegliere in tempo, non arrivarci per contrarietà”. Questo splendido verso di Francesco Guccini, estratto da una sua celebre canzone, risuona oggi più che mai come un monito alla coscienza collettiva. Quando si parla di cambiamento climatico, quel “tempo utile” per decidere con lungimiranza sembra drammaticamente scaduto.
Per anni la politica ha finto di non vedere, mentre gran parte dei cittadini è rimasta intrappolata tra le nebbie dei negazionisti di professione o, peggio, nel limbo del disinteresse o della rassegnazione. Abbiamo perso l’attimo.
Nel silenzio generale, quasi per un tacito accordo di resa, la narrazione pubblica ha subìto una mutazione genetica: non si parla più di “fermare” o “mitigare” il riscaldamento globale, ma ci si è adagiati sulle cosiddette “strategie di adattamento“. Abbiamo dato il disastro per acquisito, rinunciando a combatterlo alla radice e limitandoci a gestire i danni, quindi agendo “per contrarietà”.

Come se non bastasse, in questo scenario già precario, si è abbattuta una nuova e silenziosa tempesta perfetta: la transizione digitale guidata dall’intelligenza artificiale.
Dietro l’immaterialità dei nostri schermi e delle nostre quotidiane attività sul web o sui social, si nasconde un’infrastruttura pesantissima.
I nuovi, mastodontici Data Center sono strutture incredibilmente energivore e voraci.
Consumano enormi quantità di energia elettrica e milioni di litri d’acqua dolce ogni giorno solo per raffreddare i server.
Il rischio concreto è quello di accelerare ulteriormente il processo di riscaldamento che dichiaravamo di voler fermare o almeno rallentare.
L’intelligenza artificiale, che dovrebbe aiutarci ad ottimizzare le risorse, se non governata con logiche di reale sostenibilità ecologica, rischia di diventare il colpo di grazia per i nostri ecosistemi.
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Il messaggio che possiamo cogliere nel verso della canzone del grande cantautore, è chiaro e valido per tutte le scelte della nostra esistenza. Per la nostra epoca e per le sfide che l’umanità ha davanti, credo che non si possa continuare ad adattarci passivamente a un declino programmato.
È ora di ritrovare la strada della consapevolezza e pretendere scelte politiche radicali, prima che la contrarietà degli eventi scelga definitivamente al posto nostro.












